Milano - Baggio

«Vogliono farci le scarpe, tanto poi a chi gliene frega di dare i biglietti a loro o di darli a noi». Così, al telefono, discutono due ultrà milanisti del gruppo «Commandos tigre».
In curva sud, al Meazza, è tempo di faide. Una nuova formazione è nata, sulle ceneri della disciolta «Fossa dei leoni». «Guerrieri ultras». Cercano spazio tra le frange del tifo. E, soprattutto, mirano a un riconoscimento da parte del Milan. Perché dietro la fede calcistica, esistono interessi economici: il mercato del bagarinaggio e il merchandising della curva.
Ogni mezzo è lecito.
Dalle aggressioni ai gruppi rivali alle intimidazioni nei confronti della società di via Turati. E sette «Guerrieri» sono stati arrestati, con l’accusa di associazione per delinquere, tentata estorsione, resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti durante una manifestazione sportiva. Nelle scorse settimane, l’ultima minaccia al club. Tagliandi per la finale di Champion’s League di questa sera, «o non saremo più in grado di tenere buoni i ragazzi della curva».
Una «cupola» agli ordini di Giancarlo «Sandokan» Lombardi e Giancarlo Capelli (il «Barone», capo storico della curva rossonera), seguiti da Mario Diana, Claudio Tieri, Alessandro Pozzoli, Marco Genellina, e Federico «Pablo» Zinguerenke. Gli agitatori della «sud», costati al Milan multe e il rischio di vedersi squalificare il campo. Per questo, la società avrebbe dovuto cedere ai ricatti dei «Guerrieri».
Milan-Lilla del 6 dicembre scorso .
(A San Siro vengono accese torce e fumogeni).
Lombardi invia un sms a Diana: «Dopo che sono state accese, ma tante, chiamami».
Pochi minuti dopo, ancora Lombardi: «Grande, le ho viste». E poi, «Bella torciata».
L’ultimo messaggio di Sandokan è delle 21.22, a Pozzoli: «Sì, camerata, ma per le torce diffidano il campo?».
Lombardi, dopo il lancio di due torce, commenta con Zinguerenke: «Dici basta?».
Risposta: «Penso di sì, sicuramente un altro giro è una botta. L’arbitro ha scritto».
Ancora Lombardi: «Allora basta!».
Alle 18.17, Lombardi chiama Pablo: «Ma secondo me, se chiami il Milan e chiedi un incontro adesso te lo danno...».
Questa la pretesa: agire in una «zona franca» e diventare interlocutori della società. Perché «la costituzione dei “Guerrieri ultras” - scrive il gip Federica Centonze nell’ordinanza di custodia cautelare - non è che un pretesto per stabilire una posizione di egemonia che prevede la commissione di delitti anche gravi, quali il ferimento di Avignano (il tifoso aggredito a colpi di pistola lo scorso 16 ottobre a Sesto san Giovanni), lo sfondamento dei cancelli, l’estorsione e che consenta la gestione degli affari che ruotano intorno allo stadio».
In particolar modo, «la gestione dei biglietti concessi dalla società Milan», così da «determinare notevoli introiti per i gruppi organizzati».
L’ultimo business, la finale di coppa. Il 10 maggio scorso, Sandokan e il Barone si presentano nella sede del Milan. Parlano con la responsabile del settore booking della società rossonera, e con l’amministratore delegato del «Milan Entertainment». Pretendono biglietti per la partita contro il Liverpool. La società prende tempo. I «Guerrieri» chiedono di incontrare il presidente Sivio Berlusconi.
L’avvertimento è che «siamo in grado di condizionare l’atteggiamento di tutta la tifoseria ultrà della curva, verso chicchessia». La minaccia, più esplicita, è di non essere più in grado di «tenere buoni i ragazzi». Ancora, tra il 14 e il 17 maggio scorso, in via Turati arrivano e-mail minatorie. Nel frattempo, la contestazione monta anche a San Siro. Striscioni e cori contro l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. Lo scorso 9 gennaio, dopo aver sporto denuncia, Galliani ha spiegato agli investigatori della Digos di aver saputo «dalla Gozzi che le richieste di questi tifosi riguardavano disponibilità e gestione dei biglietti della curva sud», ma di «non aver mai avuto alcun tipo di rapporto diretto con il tifo organizzato».
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Chiunque voglia venire su questo sito a vomitare insulti però ha sbagliato indirizzo. Stesso vale per tutti i mitomani e non che hanno inviato avvertimenti mafiosi.
Risparmiate il vostro tempo, non vi passeremo mai e non ci fate paura.]
Lesioni volontarie gravissime.
Condanne miti (l'accusa era tentato omicidio) per Michele Caruso (4 anni e 4 mesi, domiciliari) e Max Colombo (3 anni e 4 mesi, libertà vigilata), detto Nanà, i due ultras milanisti (Brigate rossonere) protagonisti del pestaggio al 42enne Walter Settembrini avvenuto prima di Milan-Roma del 25 gennaio.
La sentenza di ieri, però, conclude solo un capitolo di una storia tutta da raccontare.
A partire dall'ultras del Milan (Commandos Tigre, gruppo di riferimento di Settembrini) gambizzato il 17 ottobre 2006 a Sesto S.Giovanni.
Un fatto che le indagini inquadrano in uno scontro per gli affari (2 milioni di euro l'anno) in curva Sud. Dietro la lotta di potere, scatenata dopo lo scioglimento (oscuro) della Fossa (2005), ci sarebbero pregiudicati legati al crimine organizzato che opererebbero all'ombra di un nuovo gruppo ultras (arrivato dopo la Fossa).
Tra questi un elemento di spicco della banda di narcotrafficanti della Barona - non presente tra i 57 arresti di una settimana fa - , che partecipò alla sparatoria di via Faenza (1998), e un altro coinvolto nell'omicidio di Rocco Lo Faro (1996), figlio del boss della 'ndrangheta Sante Pasquale Morabito.
http://city.corriere.it/news/articolo.php?tipo=cronaca&id=48198&id_testata=2
Saverio Ferrari - Redazione Osservatorio Democratico
CURVA SUD
La storia della tifoseria organizzata milanista ha inizio alcuni decenni fa, da quando nel 1968 nacque la “Fossa dei leoni”, il primo club. Immediatamente a ruota si costituirono i “Commandos tigre”. Solo successivamente presero corpo le altre esperienze. Le “Brigate rossonere”, la seconda formazione per importanza, arrivarono più tardi, nel 1975.
Sono gli anni in cui nella curva sud dello stadio di San Siro, protagonisti migliaia di giovani, si sventolava un gran bandierone con il ritratto del Che. Un fenomeno solo in parte imitativo delle grandi manifestazioni di massa dell’epoca. In realtà non erano pochi coloro che ritrovandosi sugli spalti, partecipavano direttamente anche a queste stessi cortei. Gli slogan, a loro volta, venivano lanciati con le stesse rime e le stesse cadenze. Solo i bersagli cambiavano, ai padroni e ai fascisti si sostituivano gli avversari sportivi. Anche altri simboli fecero però il loro ingresso in curva, non sempre seguendo linee coerenti. Nel tifo organizzato è sempre infatti stata l’estetica, truce e aggressiva, a prevalere, anche a scapito dell’appartenenza ideologica. Emblematica, in questo senso, la contemporanea esposizione, a partire dalla metà degli anni Settanta, di riferimenti sia di destra sia di sinistra.
Le “Brigate rossonere” pur ispirandosi esplicitamente al fenomeno brigatista, adottarono infatti, nel proprio striscione il teschio delle Ss, ancora oggi visibile.
L’ESTREMA DESTRA
L’uccisione avvenuta il 29 gennaio 1995, prima della partita Genoa-Milan, del giovane tifoso Vincenzo Spagnolo sul piazzale antistante lo stadio Ferraris, colpito al cuore da una coltellata da un ultrà milanista, mise in evidenza una realtà già profondamente mutata.
Dall’inizio di quel campionato si erano, infatti, già formate le “Brigate rossonere due”, una sorta di gruppo informale e clandestino, di struttura parallela al club ufficiale. Al suo interno anche qualche figura proveniente dalla militanza nell’estrema destra. La “rissa” a Genova, come scrissero i magistrati, “era stata da loro programmata”.
Alcuni dei personaggi coinvolti li ritroveremo nuovamente, di lì a qualche anno, implicati in almeno due altri gravissimi fatti di sangue:
- il ferimento nell’aprile 1997, sui Navigli, in piena campagna elettorale, del consigliere comunale di Rifondazione comunista Davide Tinelli,
- l’assassinio di Alessandro Alvarez, un giovane neofascista, nel marzo del 2000 a Cologno, nell’ambito di un mai chiarito regolamento di conti sul crinale di oscuri traffici di armi e droga. Quest’ultimo episodio portò alla rocambolesca assoluzione dell’unico imputato, un neofascista a sua volta, riconosciuto innocente solo per l’impossibilità di utilizzare le prove raccolte, irregolarmente acquisite dai carabinieri che sequestrarono senza autorizzazione un suo giubbotto con tracce di polvere da sparo, e raccolsero illegalmente una sua deposizione in cui lo stesso confessava di essere stato presente al momento dell’agguato.
I “ GUERRIERI”
Lo scioglimento della “Fossa dei leoni” giunse al termine di un lungo conflitto strisciante, prendendo a pretesto il furto di uno striscione ad opera di ultras juventini.
La “Fossa” venne accusata di aver richiesto l’intermediazione della Digos. Un fatto inaccettabile secondo le regole della curva. Prima le accuse, mai realmente dimostrate, poi le pressioni, le minacce e le aggressioni, infine la decisione da parte dei dirigenti della “Fossa” di abbandonare.
Nel vuoto creatosi si materializzò un nuovo gruppo che ne prese subito il posto, i “Guerrieri ultras”, con il simbolo di un guerriero scozzese. Non spuntavano proprio dal nulla, già presenti in curva, legati come ormai brigate e commandos a consolidati giri di malavita organizzata, colsero solo un’occasione. La curva con i suoi affari, valutabili secondo alcune stime, in due milioni di euro l’anno (tra rivendita di biglietti, gadget, coreografie e organizzazione delle trasferte), rappresentò un richiamo irresistibile.
Così è oggi la curva sud, quella del Milan, con nuovi padroni, in procinto di ridisegnare le gerarchie, non tramite infiltrazioni di tipo politico. I richiami sempre più insistenti alla destra sembrerebbero rappresentare in definitiva solo una conseguenza del prevalere di ambienti criminali, da sempre con spiccate simpatie destrorse.
Due i fatti di cronaca su cui la magistratura sta indagando.
- Il ferimento a colpi di pistola, il 17 ottobre dello scorso anno, a Sesto San Giovanni, di un esponente dei “Commandos tigre”,
- l’aggressione a Milano, fuori dallo stadio, il 25 gennaio, ad un altro tifoso milanista proveniente dai centri sociali, accusato di essere un confidente della polizia. Dieci gli indagati per il primo episodio, due le persone arrestate per il secondo.
NELLE ALTRE CURVE
Fenomeni analoghi si stanno riproducendo anche in altre curve. Contestualmente allo scioglimento della “Fossa”, anche a Bergamo le “Brigate neroazzurre”, a seguito di una dinamica assai simile, decidevano di mettere fine alla loro esperienza.
Così è accaduto in meno di un anno a due storici raggruppamenti della tifoseria veneziana, ai “Rude fans” e agli “Ultras unione”, ma anche alle “Brigate gialloblù” di Modena, da sempre orientate a sinistra.
Identica a San Benedetto del Tronto la dispersione, nel settembre scorso, del gruppo “Onda d’urto”, mentre risulta emergente a Genova la “Brigata Speloncia”, spostata a destra, e a Torino, sponda Juventus, il gruppo dei “Viking”, con molte amicizie nei “Guerrieri” e nei “Commandos” milanisti.
Non solo l’estrema destra, dunque, ma anche gruppi di interesse, spesso malavitosi, sembrano voler conquistare spazio tra le tifoserie. Qualcuno ha probabilmente scoperto che le curve possono essere facilmente trasformate in una ulteriore fonte di guadagno.
E' VERO CHE LE BRIGATE GIALLOBLU MODENA ERANO A SINISTRA MA NON STATE SOPPIANTATE DA UN GRUPPO DI DESTRA. INFATTI IL GRUPPO "CURVA SUD" CHE ORA CONTROLLA LA CURVA DI MODENA è UN GRUPPO DICHIARATAMENTE APOLITICO, E DI CERTO NON MALAVITOSO. BASTEREBBE INFORMARSI UN ATTIMO PRIMA DI SCRIVERE CERTE COSE.
L' autore dell' articolo denota una buona conoscenza di ciò che si è verificato nella curva rossonera..INACCETTABILE è però, l' associazione di quanto accaduto a Milano con la vicenda delle BN*A a Bergamo...Nonostante io sia tra i nostalgici delle Brigate, e nonostante NON abbia particolare piacere a tifare dalla Curva Sud (causa Supporters e conseguente scioglimento gruppo), non si può certo dire che la Curva Nord 1907 a Bergamo, nella figura del direttivo del gruppo stesso, abbia agito al fine di ottenere profitti o lucro dalla società o dagli ultras della Nord...Indipendentemente dai gruppi che sono venuti a succedersi a Bergamo il filo conduttore è da sempre quello della correttezza, della lealtà e dell' amore senza se e senza ma per la squadra, unica ragione della nostra partecipazione allo stadio.
L' infamità o i giochetti di potere (dal punto di vista del profitto, s' intende!) li lasciamo fare a Milanesi, Romani, ecc.. che vedono nello stadio un mezzo per fare soldi facili..Bergamo è da sempre contrario a tutto ciò, e fino a quando la nostra tradizione sarà tramandata, rifiuteremo il calcio-businnes e tutte le tifoserie che cercano meramente di trasformare la passione popolare in fonti di guadagno!
LOTTIAMO CONTRO IL TIFO-BUSINNES!
SOLO ATALANTA...SOLO BRIGATE...
Giusto per chiudere il cerchio.
IL FATTO - Martedì scattano le manette ai polsi di Giancarlo Capelli, alias "Il Barone", 59enne storico capo della curva rossonera. E poi, ai polsi di Giancarlo "Sandokan" Lombardi, 32enne, Mario Diana, 40 anni, Claudio Tieri, 33 enne, Federico Zinguernke, detto Pablo, 31enne, Alessandro "Peso" Pozzoli, 34 anni e Marco Genellina, 24enne. In effetti nell'ordinanza di custodia firmata dal gip Federica Centonze, ricorrono anche i nomi di Karim Navarrini, Cristian Torti e Davide Maarouf. Per loro tre però il pm non chiede alcuna misura cautelare, visto che non si configura il reato associativo.
LE MOTIVAZIONI - Perchè sono finiti in carcere? Per estorsione ma anche "per tutta una serie di delitti, in occasione e nell'ambito di manifestazioni sportive calcistiche, ed in particolare di reati di porto e lancio di torce ed artifizi pirotecnici e di estorsione, ai danni della società Milan Ac", scrive il gip. In effetti questa dizione generica è solo il preludio a una brutta storia che potrebbe - almeno a livello di ipotesi - essere "replicabile" come modello anche per altre società (ricordate il derby tra Roma e Lazio con i tifosi in campo?).
IL FERIMENTO - Le indagini cominciano con il ferimento di Leonardo Avignano, il 16 ottobre 2006. Il ragazzo "viene attinto da uno dei colpi d'arma da fuoco esplosi al suo indirizzo dal passeggero di una moto che immediatamente dopo si dà alla fuga" presso il Centro Commerciale 'Vulcano' di Sesto San Giovanni. Gli inquirenti indagano e cosa scoprono? Che Avignano risulta "appartenere ad un gruppo organizzato di tifosi ultras denominato Commandos Tigre. Le notizie acquisite in quel frangente dalla Digos di Milano e dalla Ps di Sesto San Giovanni convergono nella direzione di un atto criminale derivato da dissidi e risse verificatisi all'interno della curva ultras milanista, rispetto ai quali l'atto a danno di Avignano sembra avere una finalità punitiva". E qui occorre qualche spiegazione alle carte processuali.
LA STORIA - I Commandos Tigre sono una delle organizzazioni della curva milanista. Nascono poco dopo la Fossa dei Leoni, nata nel 1968. Le “Brigate rossonere”, la seconda formazione per importanza, arrivarono più tardi, nel 1975. Sono gli anni in cui nella curva sud dello stadio di San Siro, protagonisti migliaia di giovani, si sventolava un gran bandierone con il ritratto del Che. Un fenomeno solo in parte imitativo delle grandi manifestazioni di massa dell’epoca. Questo è lo scenario "consolidato" della tifoseria milanista, che poi però comincia a mutare. Dopo un anno dalla discesa in campo di Berlusconi. A mostrare quanto sia avvenuta la virata a destra dei supporter è l'uccisione avvenuta il 29 gennaio 1995, prima della partita Genoa-Milan, del giovane tifoso Vincenzo Spagnolo sul piazzale antistante lo stadio Ferraris. Dall’inizio di quel campionato si erano, infatti, già formate le “Brigate rossonere due”, una sorta di gruppo informale e clandestino, di struttura parallela al club ufficiale. Al suo interno anche qualche figura proveniente dalla militanza nell’estrema destra. La “rissa” a Genova, come scrissero i magistrati, “era stata da loro programmata”.
Non è finita, il tifo è molto agitato al suo interno. In preda a una sorta di convulsione politica. Nell’aprile 1997, sui Navigli, in piena campagna elettorale, viene ferito il consigliere comunale di Rifondazione comunista Davide Tinelli.
Nel marzo del 2000 a Cologno Alessandro Alvarez, un giovane neofascista, viene assassinato. Alla fine, dopo questo travaglio, muore la Fossa dei Leoni. E nascono i Guerrieri, con il simbolo di un guerriero scozzese.
I Guerrieri iniziano a "sgomitare". Non sono entrati in campo per nulla. Il loro intento è mettere le mani su un business molto redditizio, quello della rivendita dei biglietti. Un giro d'affari che viene stimato sui due milioni di euro all'anno.
"Il gruppo dei Gerrieri compare nell'autunno del 2005 - spiegano i magistrati - ad opera dell'indagato Giancarlo Lombardi che, dopo lo scioglimento della storica Fossa dei Leoni, cerca spazio all'interno della curva. Come si vedrà nel proseguio, tuttavia, la presa di posizione di Lombardi e soprattutto il metodo prevaricatore con cui cerca di affermarsi, determinano una serie di tensioni, legate in particolar modo alla gestione dei biglietti concessi a condizioni agevolate dalla società Milan, e fino a quel momento destinate alle formazioni consolidate, quali i 'Commandos Tigre', con il loro referente Michele Cardona, detto 'Ricky', e le 'Brigate rossonere', in persona del loro leader Giancarlo Capelli detto il Barone".
IL BARONE - Capelli, appunto. Il rispettatissimo "Barone". 59 anni, si trova all'improvviso senza organizzazione alle spalle. La Fossa si è sciolta, il leone è fuori dalla gabbia. Cerca un nuovo gruppo da guidare, con l'esperienza e la diplomazia, la forza e il carisma. Per Lombardi, alla ricerca di un posto al sole (e allo stadio) per i Guerrieri, è l'uomo giusto per "sfondare" e imporsi. Ma per fare questo deve prima provocare una rottura del "Barone" con l'altro capo storico, quello dei Commandos, Cardona.
Impresa riuscita, stando alle parole che Simone Chiodi, altro esponente dei Commandos, pronuncia davanti agli inquirenti: "Di certo c'è che il Cardona e il Capelli hanno litigato e da quel momento si può dire che non c'è più unità nella Curva, quasi una sorta di anarchia. Una mia deduzione è che il Lombardi sia riuscito nell'intento di spaccare la Curva per acquisire più potere con il suo gruppo - racconta Chiodi - Ricordo che durante la partita Milan-Torino ad un certo punto il Lombardi venne giù da noi stranamente per la prima volta a vadere la partita. Si fermò infatti per tutto il primo tempo. Quando furono lanciate le torce (in campo, ndr) lui si alzò con le mani ai fianchi guardando prima tutto il nostro settore e poi sopra, non proferendo parola. Noi rimanemmo di ghiaccio. Per la prima volta mi è sembrato che da noi sepreggiasse un senso di impotenza per un'azione che disapprovammo totalmente ma per la quale non abbiamo reagito perché avevamo la consapevolezza di vivere al di fuori delle regole dello stadio da sempre accettate da noi, e all'interno di una logica puramente mafiosa e criminale fatta di ricatti ed intimidazioni".
In pratica il meccanismo è semplice. Torce, bastoni, violenza. Tutto viene utilizzato per prendere il sopravvento all'interno della curva. E per coprire quel buco lasciato vuoto dalla Fossa dei Leoni.
IL MILAN - Ma non è l'unica direzione seguita da Lombardi e Capelli. Perchè l'obiettivo non è solo quello di avere il predominio, ma soprattutto quello di ottenere i tagliandi a prezzi scontati da rivendere. E allora Claudio Tieri, dei Guerrieri, inizia a tempestare di telefonate la società rossonera. All'altro capo del telefono risponde a volte Daniela Gozzi, responsabile della gestione settore stadio, a volte Marco Minorati, addetto al booking.
"Il Tieri continuava ad insistere di voler essere messo in contatto con qualche dirigente della società, minacciando, al contempo, che nel caso in cui la sua richiesta in merito ad un'eventuale distribuzione di bilgietti a favore del suo gruppo, sia da parte della società Milan, che da parte degli altri gruppi Ultras non fosse stata prese in considerazione, di poter causare disordini allo stadio sia tramite lancio di torce in campo che con scontri con gli altri gruppi ultras interni alla curva milanista, anche in occasione della partita del giorno successivo, l'8 novembre 2006", spiega Minorati ai magistrati. Lombardi chiama Tieri proprio l'8 novembre. E una sua frase intercettata è eloquente: "Noi siamo noi, vogliamo farci i cazzi nostri e lì dentro tutti si fanno i cazzi loro, non vedo il motivo perché non dobbiamo avere il filo diretto con la società".
Filo diretto a qualunque costo. E se c'è da portar dentro razzi e mazze, non ci sono problemi. Lo conferma una telefonata del 13 novembre 2006 tra Tieri e Karim Navarrini.
TIERI: Cazzo, mi sono perso i gadget sabato sera
NAVARRINI: che gadget?
T. Eh il casco, il manganello, qualche pezzo di quei poliziotti
N. ahhh
T. Era da scavallargli tutto
N. che non è facile, vuol dire anche pigliarle se gli vai sotto per rubargli la roba è pericoloso. Ho sentito che li avete pettinati mica da ridere
T. e minchia Marcone (Genellina, ndr) sta entrando, aveva una torcia in tasca, minchia questo lo ha brancato io mi sono subito messo in mezzo, ma oh, ma che cazzo fai, mollalo gli ho detto, minchia per una torcia stai facendo questo bordello, minchia si gira l'altro, sbammm, parte con il manganello
N, oh, ma sei scemo?
T. oh ragazzi, ma siete fuori? a quel punto lì cosa abbiamo fatto, io glio ho dato un caclio a uno, è arrivato l'altro, il vecchio di fossa...
N. Pablo?
T. Pab lo, ha caricato di bestia poi nel frattempo quell'altro correva dietro a Marco verso le rampe, minchia quando quelli lì sono partiti, gli altri due li abbiamo mollati un attimo son partiti, siamo riusciti a tirargli le manganellate da dietro, minchia sono finiti in un angolo tutti e tre e tutti attorno, la loro fortuna che è arrivato Giancarlo che ha detto "ragazzi lasciateli stare"
N. dopo ti vengono su ad acchiappare se li ammazzi eh...
T. va beh, magari li spaccavi un po', ERA UN PUNTO DOVE NON C'ERANO TELECAMERE
MODELLO LAZIO - Sempre Tieri parla al telefono con Navarrini una settimana dopo. E dà un'indicazione interessante.
T. Sembra che la società si stia ammorbidendo anche su un discorso di agevolare bene determinate cose. Se sti merda invece di pagare le multe ci girano un po' di soldi per fare un po' di cose non sarebbe mica male...
N. Come fanno alla Lazio che non pagano le multe e pagano gli ultrà. Li pagano e basta
T. "almeno darci una mano nelle trasferte più cazzute, o regalami il biglietto o pagami il volo"
T. Dice che la società dovrebbe agevolarli, rompendo meno i coglioni, altrimenti lancerebbero fumogeni in campo per fare multare di 250mila euro la società, "così ci romperebbero meno il cazzo e ci darebbero le loro agevolazioni Alitalia".
N. Se vogliono rompere i coglioni, romperemo i coglioni
T. Spacchiamo lo stadio e glielo buttiamo in campo, però non lo facciamo alla partita del Milan ma a quella dell'Inter, così almeno squalifichiamo il campo a loro.
Tieri è sempre più esplicito, e direttamente con il Milan, parlando con la Gozzi. "Da questi biglietti facciamo uscire anche dei soldi che servono a diciamo... dare com un rimborso spese a chi dà una mano a contribuire a far sì che la curva sia sempre piena... Signora i fumogeni si possono eliminare, dipende tutto da voi, gli ho detto. Noi non abbiamo nessun problema a non accendere i fumogeni, dipende da voi! Ho detto, per adesso noi stiamo tranquilli.
CAVALLERIA RUSTICANA - Tra Guerrieri e Commandos Tigre c'è una guerra in atto. Idem tra Guerrieri e Milan. In questo ribollire di rabbia c'è anche spazio per le questioni di donne. E' Sara a raccontare una rissa tra le due anime della curva. "Io mi sono avvicinato alla balaustra notando che Leo inviava dei baci al nostro indirizzo, l'ho salutato e lui ci ha detto che da lì a poco ci sarebbe venuto a salutare. La Sara cercava di dissuaderlo nel salire, per evitare dei problemi. Durante l'incontro mi sono voltata e ho visto Leo dirigersi verso di noi, ci ha salutato, ci ha baciate dopo di che mi sono accorta che giungeva anche Mario. Ricordo che i due avessero detto di conoscersi e ad un certo punto Mario gli ha suggerito di calmarsi in quanto troppo agitato. Subito dopo è arrivato Lombardi dando vita ad una nuova discussione che poi è degenerata. Inizialmente Leo e Mario si sono battuti poi ha preso alle ostilità anche Lombardi. La Sara ha cercato di sperararli ma invano. Ricordo che Mario ha invitato Leo a recarsi di sopra a saldare i conti. Dopo Leo è sceso nel settore dei Commandos mentre io e Sara siamo scese nel settore dei Guerrieri e guardando giù ci siamo accorte abbiamo che una parte dei Commandos si alzava per raggiungere il nostro settore. Dal quel momento non so cosa fosse successo di preciso, posso dire che ne è scaturita una rissa tra alcuni esponenti dei due gruppi".
Biglietti, donne, fumogeni e spranghe. In tutto questo, il pallone non c'entra proprio nulla.
belle porcherie sono state dette....non è vero niente, le torce fanno parte del folclore della sud,come è sempre stato;i biglietti il milan li ha dati ai guerrieri serenamente quuindi quale estorsione. tieri ha agito di testa sua causando casini ai guerrieri ed a lombardi a già ammesso i suoi errori e che ha agito da solo. le torce sono state fatte tirare da lombardi ma se ne parlò in riunione e tutti erano d?accordo,circa 100 persone...chiodi è malato di mente,è stato in cura al manicomio criminale,e tieri il suo stesso legale ha dichiarato che soffre di manie e tossico ed usa farmaci....basta con il processo farsa. a cardona che ha linciato le persone nei parchi,minacce di morte lo lasciano stare solo perchè collabora con il corrotto ispettore de rosa? ecco la verità pubblicatela..io seguo i G.U. con orgoglio anche se lombardi non mi è simpatico
VERGOGNA....... E QUESTI SN ULTRAS ???.-- QUESTI SN DELINQUENTI IN GALERA... C
veramente ridicola la situazione in curva dal post fossa in poi..
gente ke nn merita d essere lascaita libera gestisce la storica curva di milano..
1. il BARONE non è un mafioso;
2. la curva sud di Milano non è una curva fatta per estorsionare altra gente, ma per tifare.
il nostrro BARONE deve tornare in libertà e li in curva sud per ammaestrare una curva ke ha bisogno di un capo.
FORZA MILAN
W LE BRIGATE ROSSONERE
allora, se un biglietto per una partita costa a un gruppo della curva 20 euro perchè glielo dobbiamo pagare 23 euro?
se una trasferta costerebbe 50 euro perchè gliela dobbiamo pagare 60?
non tiriamo fuori la storia della cassa per le coreografie, i veri gruppi ultras sono nati per aggregare i tifosi per coordinare al meglio il tifo e per seguire in maniera organizzata la propria squadra.
le coereografie si pagavano con i proventi delle vendite del materiale facendo in modo che fosse una scelta partecipare o no in maniera diretta alla vita del gruppo.
ma ragazzi, vi siete bevuti il cervello e non vi state rendendo conto che continuando ad andare allo stadio non fate altro che prolungare l'esistenza di certi personaggi?
la sud non esiste piu purtroppo e per questo dobbiamo ringraziare chi ne è alla guida.
30 anni di vita chiusi in un cassetto zeppo di ricordi, ma con questa sud non ho proprio niente da spartire.
Dallo scioglimento della Fossa (x la quale avevamo "odio" ma rispetto)in poi la storia della curva sud è una vergogna...
L' errore più grande è associare tali personaggi al mondo ultras con il quale non hanno nulla a che fare...
VIA GLI INFAMI DALLE CURVE!
SOLO ATALANTA...SOLO BRIGATE...
Ricki Cardona è un amico dei digos e di Derosa, e militante della Fiamma.E se ne andava a spasso con walter di Cox18.... Questa gente è il problema,destra o sinistra poco importa, sempre a cavallo smazzando la bamba,lamando la gente e facendo infamate. Se Bertoglio non avesse introdotto Lombardi, a quest'ora la sud sarebbe stata dominata fisicamente da questi commandos e amici di sempre che adesso si cagano sotto.Ma la colpa è anche di chi 13/14 anni fa ha lasciato che i CT e il barone prendessero in mano le BRN e avessero tutto questo potere (cari vecchi fossa, vi siete sparati nelle palle da soli? vi stavano così sui coglioni quelli di conchetta che avete aperto le porte ai fasci?)
La sud è comunque morta
An Irishman was once serving in a regiment in India. He did not like the climate there and decided to think out a trick by which he could get home. He went to the doctor and said to him, “My eyesight is very bad. Can you help me?”
The doctor looked at him for a while and then asked, “Well, but bow can you prove to me that your eyesight is bad?”
The Irishman looked about the room and at last said, “Well, doctor, can you see that nail on the wall?”
“Yes.” Replied the doctor.
“Well then,” said the Irishman, “and I can't.”
Le relazioni pericolose tra club e capi-tifosi, con scorta e processo in corso
Alla festa della Curva sud, l'ad rossonero e gli estorsori del Diavolo
Il vicepresidente del Milan ed ex titolare della poltrona più alta in Lega calcio, Adriano Galliani, utilizza la scorta di Stato per recarsi a incontri con persone dalle quali gli agenti di polizia dovrebbero proteggerlo. Risultato: spreco inutile di denaro pubblico. Un brutto pasticcio di cui dovrà prendersi carico il ministro dell'Interno Roberto Maroni, storico tifoso dei colori rossoneri
Lo strano cortocircuito va in in scena a Milano. Pochi giorni prima di Natale in un noto ristorante del centro. Nel locale parte il primo e gli altri vanno dietro. Una, due, tre volte. Canzoni da stadio. Fermi, poi di nuovo insieme. Come in curva. Anzi meglio. Qui c'è pure da bere e da mangiare. Le teste rasate non si contano. Sono in tanti. Pigiati in un piccolo ristorante di Brera. Di solito qui si mangia carne argentina. Questa sera si festeggia il gruppo Curva sud, tifo organizzato del Milan. Sta scritto ovunque: sullo striscione appeso alla parete, su felpe e magliette. E' natale. Per la precisione il 19 dicembre. E vuoi che tra tanta gente non ci sia un diffidato. Più d'uno. La scelta è vasta: lancio di fumogeni, rissa, resistenza. Condannati, poi rilasciati, di nuovo riacciuffati. Vita da ultras. Nessuno ci fa caso. Quello che conta sono i colori.
Storia antica quella della curva rossonera. Gloriosa addirittura. Per conferma chiedere a Giancarlo Capelli, alias il Barone, vecchio cuore rossonero, capobastone del territorio curvaiolo con lasciapassare per tribune vip e transoceaniche a bordo dell'aereo milanista. All'adunata ci sta pure lui. Bello con i suoi occhialetti bicolore. Canta e si diverte. Ma non dimentica la galera. Annusata per qualche settimana. Motivo: estorsione al Milan. Lui più banderuola che bandiera. Ci ha provato e gli è andata male. E per questo a gennaio sarà alla sbarra. Non da solo, ovviamente. Ma con altre sei persone arrestate dalla Digos di Milano nel maggio 2007. Balordi di professione come Giancarlo «Sandokan» Lombardi, origini casertane, capo armato dei Guerrieri Ultras della sud indagato anche per tentato omicidio. O come Marietto Diana, precedenti per armi e droga. Lombardi il 19 dicembre è in Costa Rica. Mentre Marietto e lì assieme a Barone. Tutti dovranno rispondere a vario titolo di associazione a delinquere, estorsioni, violenze e minacce.
Il bello, però, deve ancora arrivare. In tarda serata, infatti, tra le tante teste pelate più di tutte brilla quella di Adriano Galliani, vittima delle estorsioni e ad oggi parte lesa con la società nel processo che si svolgerà nei prossimi mesi. Galliani sorride imbustato nel suo completo d'ordinanza: giacca blu e cravatta gialla. Parla anche. Dice che lui di quelle estorsioni non sa nulla e soprattutto, riferisce chi a quella festa c'era, promette nuove aperture a quei capitifosi che fino al maggio 2007 si spartivano i guadagni dei biglietti per le trasferte. Perché fino ad allora Barone, Lombardi e Diana avevano l'abitudine di fare la voce grossa in società. E se Galliani tergiversava, loro, beati, se ne andavano a bussare alla porta del presidente Berlusconi.
Dopo gli arresti di maggio e alcune minacce anonime, il Prefetto di Milano ha deciso di dare la scorta a Galliani. Gente della polizia pagata con soldi pubblici. Agenti scelti incaricati di seguirlo ovunque. Fin dentro la tana del lupo, nel frattempo diventato del tutto mansueto, visto che tra Barone, Diana, Luca Luci, reggente della curva in nome e per conto di Lombardi, e Adriano Galliani il 19 dicembre sono stati solo baci e abbracci. Scontato, a questo punto pensare che l'emergenza sia passata e che il ministro Maroni decida di togliere la scorta a Galliani. Perché la linea dura deve valere per tutti: ultras e dirigenti. Su questo lo stesso capo del Viminale, il 16 settembre scorso non aveva dubbi: «Se si vuole salvare il calcio, le società devono mettersi in prima fila e isolare i violenti».
Intanto, poche ore prima del pasticcio del 19 dicembre, in via Vittor Pisani, sempre a Milano, Galliani sta seduto ai tavoli di Giannino, locale di gran lusso, meta fissa di calciatori, veline e politici. Con lui il figlio, ultras in borghese e consigliere del padre in fatto di calciomercato. Si mangia bene da Giannino. Poi ecco comparire il Barone. Lui è sorpreso. Galliani pure. Quattro parole per condire la scena di un incontro casuale e il vicepresidente salta sull'auto della scorta che si mette dietro a quella del Barone. Quindi l'incontro con gli ultras immortalato da almeno tre fotografie. Tutto concordato? L'ipotesi appare quasi una certezza se si ricorda ciò che è avvenuto il 14 dicembre negli studi di Mediaset. La giornata di campionato si è appena conclusa con il posticipo Juventus-Milan. I rossoneri hanno perso 4-2. In studio a a Controcampo si commentano le immagini. All'improvviso un gruppo di ultras milanisti fa irruzione. E' gente piuttosto arrabbiata. Molti sono andati a Torino senza biglietto e non sono entrati allo stadio. Urlano che vogliono i biglietti. Qualcuno in studio si spaventa. La sceneggiata dura pochi minuti e si conclude all'esterno degli studi di Cologno Monzese con tafferugli vari fra carabinieri e tifosi. Ci scappa pure un fermo. Come si diceva, vita da ultras. Il giorno dopo, il fatto viene tenuto basso, soprattutto dai Tg di Mediaset. Riferito solo nella cronaca e non nel retroscena di alcuni capitifosi che da casa, guardando la tv, comandavano il blitz con il cellulare.
Alla Digos, però, hanno le idee piuttosto chiare: Juve-Milan non c'entra, c'entrano i biglietti per le trasferte, quelli che prima degli arresti del 2007 gestivano Barone e Lombardi e che ora restano in mano alla società. I capitifosi, che in questi mesi sono tornati in libertà in attesa del processo, hanno rialzato la testa. Minacciano contestazioni e lanci di fumogeni organizzati per far prendere multe salatissime alla società. Tutto come scritto nell'ordinanza d'arresto: torciate a comando, ordini impartiti via sms.
C'è di più, però: l'ombra della criminalità organizzata che come a Napoli, anche a Milano infiltra le curve. L'inchiesta ha messo a fuoco strane alleanza tra tifosi della Juve e del Milan. Un patto di ferro stretto tra Lombardi e uno dei capi dei Viking bianconeri, la cui sede, stranamente si trova a Milano. Il progetto nasce nel 2005. L'obiettivo è lo scioglimento della Fossa dei Leoni, gruppo storico del tifo italiano, per controllare l'intera curva. La cosa avviene puntualmente. Nel frattempo, Sandokan Lombardi si è già comprato i capi delle Brigate Rossonere, altra sigla del tifo milanista, con promesse di denaro. Nel Risiko curvaiolo restano fuori i ragazzi dei Commandos tigre: il 16 ottobre 2006 davanti a un centro commerciale viene gambizzato uno dei capi. Il 27 gennaio 2007, prima di Milan-Roma, Walter Settembrini, altra figura storica dei Commandos, viene pestato a sangue in piazzale Axum davanti a migliaia di persone.
A questo punto la curva è roba di Lombardi e pochi altri. Un territorio franco dove tessere affari di ogni genere. La droga è uno di questi. Tanto più che l'uomo dei Viking è imparentato con la famiglia di 'ndrangheta dei Rappocciolo. Gli uomini dell'antimafia lo ritengono «abilissimo a far perdre le proprie tracce» soprattutto «per il suo inserimento in circuiti criminali di elevato spessore». Nel 1998 a Milano partecipa a una sanguinosa sparatoria. Lui dalla parte degli uomini di Cosa nostra e della 'ndrangheta contro i serbi di Dragomir Petrovic. Obiettivo: il monopolo del traffico di droga. Di più: il cognome Rappocciolo è stranoto all'antimafia milanese e presente nell'ultima grande inchiesta che ha svelato le infiltrazione del boss calabrese Salvatore Morabito fino dentro l'Ortomercato e ai piani alti del palazzo Sogemi, la società a partecipazione comunale che lo gestisce. Non è finita. Perché tra i picchiatori di Sandokan c'è uno dei boss delle case popolari di via Flaming, zona ovest di Milano, già condannato per l'omicidio del figlio del superboss calabrese Santo Pasquale Morabito. Un tipo tosto legato ai clan Barbaro e Papalia che regnano nell'hinterland sud della città. La storia criminale c'è tutta. «Tanto più - confidano alcune ragazzi della curva - che questi girano sempre ben accavallati (armati, ndr)». Hanno luoghi di ritrovo, imboschi e una ragnatela di rapporti con i più importanti trafficanti di droga di Milano.
Fatti, questi, ben noti ad Adriano Galliani che così, dopo l'irruzione di Mediaset, annusa l'aria. Tanto più che da mesi la squadra gioca male e non fa risultati. Cosa che non piace alla proprietà. A Milanello qualcuno parla di una rifondazione. Berlusconi junior vorrebbe la testa di Galliani e Ancelotti. Insomma, le acque sono agitate, meglio non creare ulteriori increspature. Da qui l'incontro di Brera, voluto dallo stesso dirigente rossonero. Un incontro gestito male. Azzardato. E dove le parole del vicepresidente vengono lette dai capi come la promessa di riaprire i rubinetti dei biglietti per le trasferte come era già cattiva abitudine fino alla finale di Champions league ad Atene nel 2007. Allora il giro d'affari ruotava attorno ai due milioni di euro l'anno.
Davide Milosa - Il Manifesto - 28 dicembre 2008
Insomma la curva è gestita dalla malavita organizzata in fondo come tutte le curve 'calde' d Italia,d Europa e forse del Mondo
siete la rovina del calcio e dello sport in genere.... Voi in galera e basta calcio.... per sempre
LOMBARDI È imputato per estorsione ai danni del Milan ma con la società rossonera è scoppiata la pace
Nelle sale un film con protagonista un capo ultras con sogni da boss mafioso
Da capo criminale della curva milanista e imputato per associazione a delinquere ad attore protagonista sul grande schermo. Giancarlo Lombardi detto Sandokan tenta altre strade. O almeno ci prova. Visto che nel film L'ultimo ultras del regista curvaiolo Stefano Calvagna, attore romano, irrudicibile della Lazio con due gambizzazioni alle spalle, altro non fa che interpretare se stesso: ras da stadio con concrete mire da balordo e sogni da boss mafioso. Non è uno scherzo. Il film esiste sul serio e occupa la programmazione delle sale più importanti di Roma e Milano. Si tratta di una pellicola che nelle intenzioni vorrebbe mostrare cosa ci sia di bello ed eroico nell'andare a fare a mazzate allo stadio e che invece non ce lo fa capire. Non solo non mostra la forza spersonalizzante del fare branco ma manco ci spiega perché il protagonista sia l'ultimo ultras.
A Giancarlo Lombardi però piace fare gruppo. Lui, nella vita a capo del gruppo Guerrieri Ultras, ha bisogno della sua scorta armata anche sul set. E così ecco apparire in pochi fotogrammi i due fratelli Lucci, Luca e Francesco, recentemente condannati, il primo a quattro il secondo a due anni, per aver aggredito un tifoso dell'Inter - che perse l'uso di un occhio - durante il derby di ritorno dell'anno scorso. Oltre a loro, nella produzione del film compare Giancarlo Capelli, alias il Barone, trait d'union tra curva e società, imputato con Sandokan per estorsione al Milan. A lui si deve la preziosa partecipazione di Andry Shevchenko, il cui cameo spicca nel film come uno sterco raro. Avvicinato in una latrina dal protagonista - un ultras in fuga per aver ucciso un ragazzo durante scontri davanti a San Siro (unico richiamo alla realtà: tutto il resto, squadre e colori delle sciarpe compresi, sono inventati) - a Sheva viene rinfacciato il menefreghismo dei giocatori per ragazzi «che fanno migliaia di chilometri per andarli a vedere e questi non vanno nemmeno sotto la curva». E per non faresi mancare nulla, ecco comparire, tra i ringraziamenti, un tale Loris dei Viking Juve. Lui è Loris Grancini, amico e consigliere di Lombardi, con ottime entrature negli ambienti della criminalità organizzata calabrese e siciliana, già intercettato al telefono con Sandokan durante l'inchiesta della procura milanese.
Il battesimo cinematografico di Sandokan Lombardi coincide con un ritrovato e per certi versi inaspettato feeling con il Milan. A tenere insieme questi due aspetti proprio la curva Sud che una settimana fa, durante il secondo tempo del derby, ha esposto questo striscione. «E il 4 settembre tutti al cinema... L'Ultimo Ultras!». Un coming soon pubblicitario, un invito al cinema che a molti è sembrata una presa in giro. Perché in quel momento San Siro proiettava le immagini di una delle più disastrose disfatte della storia del Milan. L'Inter maramaldeggiava su una squadra in evidente stato confusionale mentre i poveri caciavit abbandonavano le tribune. Immagini sulle quali la Sud non aveva voglia di infierire. Tutt'altro. Anche perché quel derby disastroso era cominciato con la riconciliazione tra gli uomini di Lombardi e i dirigenti rossoneri: «L'amore non è bello se non è litigarello: avanti Silvio!».
Una smanceria che mostrava tutta la foga dei boss della Sud nel voler celermente voltare pagina dopo i moti di luglio, quando la curva si era portata in via Turati, sede storica del Milan, per chiedere di non vendere Kakà . Allora i toni erano di un altro timbro: lo slogan «Se vendi Kakà non voto Podestà» (era la settimana cruciale del ballottaggio che avrebbe consegnato la Provincia di Milano al centrodestra per un pugno di voti) aveva fatto pensare molto Berlusconi, il quale ha da sempre legato a filo doppio i suoi successi personali con quelli della squadra. A quella contestazione, però, non era seguito alcun moto di rivalsa per il Milan bensì un'estate di calciomercato asfittico, senza soldi e senza idee. E poi ecco il derby a decretare senza alibi la superiorità dell'Inter. Così ci si sarebbe aspettati che la Sud rincarasse la dose. Se lo aspettava anche Berlusconi che, come si sa, è refrattario alle contestazioni.
Così non è stato: quel che Silvio ha pagato o promesso alla curva (si parla di 5000 biglietti, Galliani ha smentito) è servito, almeno per il momento, a calmare gli animi. Bisognerà vedere in futuro. Certo è che al di là delle smentite rossonere, sembra proprio che i rubinetti dei biglietti si siano riaperti dopo un anno e mezzo di stop. L'ultima volta era capitato per la finale di Champions ad Atene. Allora, Sandokan si intascò 780mila euro. Denaro che tenne quasi tutto per sé suscitando le ire degli altri gruppi milanisti e dei loro padrini. Su tutti i Commandos. Gente di mafia e di rispetto che ha preteso da Lombardi una spiegazione. In questo caso, la questione si è risolta con un'aggressione subita da Sandokan e con un summit riparatore tenutosi in un bar di via Carlo Marx a pochi passi dallo stadio. In quell'occasione Lombardi, spalleggiato dal fedele Grancini, dovette confrontarsi addirittura con uomini del clan mafioso dei Fidanzati.
Insomma, per Giancarlo Lombardi tira una brutta aria. Arrivato dal nulla, Sandokan in appena due anni si è preso la curva Sud e tutti gli affari che le girano attorno. Ora non sarà facile tenersela. Nelle prossime settimane alcuni personaggi del tifo milanista con ottime amicizie nei clan usciranno di galera. L'ipotesi, ventilata anche da uomini della Digos, è che si possa arrivare a un sanguinoso scontro finale.
Matteo Lunardini - Davide Milosa - Il Manifesto - 6 settembre 2009
di Davide Milosa - MILANO
Un regolamento di conti fa saltare il patto di non belligeranza tra le curve milanesi. Arrestati 7 tifosi rossoneri per rissa e lesioni gravi durante il derby
Una banale rissa per mascherare il vero obiettivo: la storica fine del patto di non belligeranza tra le curve del Milan e dell'Inter. Una pace armata che dura da oltre quindici anni. Questo è avvenuto domenica sera allo stadio di San Siro pochi minuti prima che l'arbitro Rosetti fischiasse l'inizio del derby. La Digos all'alba di ieri ha arrestato sette ultras rossoneri con l'accusa di rissa e lesioni gravi. Si tratta di volti noti della Curva sud, tutti con precedenti, tre legati alle Brigate Rossonere e quattro al gruppo egemone dei Guerrieri. In serata, poi, il giudice ha disposto i domiciliari per due tifosi e l'obbligo di firma per altri due. Gli ultimi tre arrestati conosceranno oggi la decisione.
Ecco allora i fatti: pochi minuti prima della partita inizia lo spettacolo delle coreografie. Partono gli interisti, seguiti a ruota dagli ormai ex cugini. Lo striscione rossonero recita: «Noi padroni di San Siro». E' molto grande e la parte finale scende sotto al primo anello oscurando la vista ai tifosi nerazzurri. Pochi minuti e l'enorme telo di plastica viene tirato, strappato, stracciato.
Dalla tana rossonera, che sovrasta il primo anello, partono sputi, minacce, accendini, fumogeni e promesse di ritorsioni. Il regolamento di conti arriva subito dopo con oltre trenta ultras rossoneri che, scesi dalla curva, si sbarazzano dell'inutile cordone degli steward e si mettono a strappare gli striscioni dell'Inter club «Banda Bagaj». Inevitabile la scazzottata.
Risultato: quattro tifosi interisti contusi, uno che ancora ieri rischiava di perdere un occhio e un altro con il naso fratturato. Imbarazzante, invece, la reazione delle forze dell'ordine che prima non si vedono, poi arrivano e stanno a guardare e solo a battaglia terminata intervengono. Alla faccia della sicurezza.
Questa la storia ufficiale, raccontata ieri mattina durante una conferenza stampa alla Questura di Milano.
Eppure in quei pochi minuti succede ben altro. In realtà sono tre gli scontri che si registrano all'interno dello stadio. Durante la rissa al primo anello, che gli stessi investigatori della Digos interpretano come creata ad hoc, dalla parte opposta dello stadio, nella curva dell'Inter, oltre 300 ultras arrabbiati decidono di farsi giustizia da soli. Tentano di forzare il cordone di polizia, scendere le scale e correre nella curva del Milan. I tafferugli con le forze dell'ordine sono violentissimi. Alcuni agenti sparano diversi lacrimogeni. A questo punto, la maggior parte dei tifosi desiste. Non tutti, però.
Una decina di persone, quasi tutti i capi dei Boys, dei Viking e degli Irriducibili, i gruppi storici della Nord, superano i celerini e in pochi minuti sono dall'altra parte. Ecco, allora, il terzo decisivo scontro che mette a serio rischio il patto di non belligeranza tra le due curve, promettendo brutali regolamenti di conti. L'incontro-scontro avviene mentre i trenta ultras rossoneri stanno risalendo al secondo anello. La violenza del gruppetto interista è talmente furiosa da far dimenticare l'inferiorità numerica.
A terra resta uno dei capi dei milanisti. A questo punto la scena diventa quasi surreale con i Guerrieri che scappano verso la curva, i capi interisti che li inseguono e gli agenti di polizia che rullano i manganelli. Fortunatamente, gli ultras nerazzurri decideranno di desistere.
La storia, per nulla conclusa, si avvita poi attorno a un foschissimo scenario criminale. Nell'elenco degli indagati, oltre a un personaggio coinvolto in passato per l'omicidio del tifoso del Genoa Vincenzo Claudio Spagnulo, spiccano i nomi dei fratelli Luca e Francesco Lucci, fotografati il 19 dicembre scorso durante una cena natalizia con il vicepresidente del Milan Adriano Galliani e reggenti del potere curvaiolo per conto del grande capo Giancarlo Sandokan Lombardi, imputato nel processo per le estorsioni alla società di via Turati e indagato per tentato omicidio dalla procura di Monza.
Lombardi che ieri mattina si aggirava sorridente per i corridoi del Tribunale di Milano dove si stava celebrando il processo per direttissima a carico degli arrestati. Al suo fianco anche il Barone, al secolo Giancarlo Cappelli, pure lui alla sbarra per le estorsioni. Erano lì per confortare i protagonisti di quello che a tutti gli effetti appare un blitz, ordinato dal direttivo del tifo rossonero, per sbaragliare gli equilibri tra le due storiche curve.
Già, perché dopo aver conquistato il potere nella Sud a forza di minacce, pestaggi e intimidazioni armate, il vero obiettivo di Lombardi, si sussurra negli ambienti del tifo organizzato, è quello di marciare verso il territorio nerazzurro non per conquistarne i colori, ma per impossessarsi degli interessi economici. Un business che nel prossimo futuro, con lo stadio trasformato in una sorta di centro commerciale, promette guadagni da capogiro. Perché oltre ai biglietti e alla sicurezza, ci saranno da gestire bar, ristoranti e palestre.
L'inquietante scenario trova fondamento nei rapporti di alcuni capi tifosi con la criminalità organizzata. Rapporti che vedono emergere nomi noti della 'ndrangheta e di Cosa nostra. Uno per tutti la cosca Vottari di San Luca coinvolta nella strage di Duisburg. Un legame, quello tra tifo violento e malavita, che, con modalità differenti, emerge a Milano come a Torino, a Napoli come a Roma.
A questa vicenda, però, mancano ancora due elementi: un prologo e un epilogo. Il primo va in scena venerdì 13 febbraio nel piazzale dello sport. Davanti al Baretto sono riunite le sigle del tifo nerazzurro. L'incontro serve per decidere coreografie e striscioni da esibire domenica. Si beve birra e si discute, quando, quasi dal nulla compaiono due luogotenenti di Giancarlo Lombardi. Chi c'era, racconta di persone strafatte di cocaina che urlano e minacciano. In sostanza quel patto a loro non va più bene. Nessun motivo particolare, ma letteralemente «ci siamo rotti i coglioni». Ed ecco, allora, l'epilogo, che, ben lontano dal mettere la parola fine a questa storia, annuncia tempi bui per il tifo milanese.
Al termine del derby vinto dall'Inter, un centinaio di ultras nerazzurri si dà appuntamento davanti al bar di piazzale Axum, storico ritrovo dei milanisti. Attenderanno invano perché né i Guerrieri né le Brigate Rossonero si faranno vedere. Un appuntamento probabilmente solo rimandato.
Fonte: Il manifesto del 19 febbraio 2009, pagina 16
Gli avvertimenti della Sud dopo l’inchiesta sulle estorsioni e gli striscioni contro Maldini La contestazione degli ultras rossoneri tra processi, calciomercato e elezioni
Pretendono rispetto, promettono voti politici in cambio di favori e fanno minacce in diretta tv. Un atteggiamento che puzza tremendamente di mafia. Eppure in questo caso i protagonisti sono gli ultras del Milan, più banditi che tifosi. Per loro la Curva sud è «Cosa nostra», come recita una scritta recentemente apparsa sui muri di S.Siro. Lì sopra, al secondo anello blu dello stadio, da almeno tre anni nulla si muove senza l’assenso di Giancarlo Lombardi, detto Sandokan, boss criminale e capo di un’associazione a delinquere recentemente rinviata a giudizio per una tentata estorsione alla società di via Turati. In quell’inchiesta si fa riferimeno ai biglietti da estorcere con le minacce, mentre tre giorni fa davanti alla sede del Milan, gli uomini di Lombardi hanno parlato di voti elettorali.
Perché Sandokan oltre a controllare gli affari della curva sud e gestire gli interessi di noti bar nel centro di Milano, gira in Ferrari e orienta le opinioni politiche di molti curvaioli. E così chi era in via Turati, lo ha sentito nei cori degli ultras e lo ha letto sui cartelloni.
Chiarissimo lo slogan: «Voto Podestà solo se resta Kakà». Il riferimento è alle elezioni della Provincia di Milano, che si chiuderanno questa sera, e al candidato del Pdl Guido Podestà che giovedì, durante il comizio finale, ha avuto il sostegno diretto del premier. Per questo gli uomini della Digos interpretano quelle parole più come una concreta minaccia che come un semplice sfogo scherzoso di tifosi che si vedono sfuggire il loro miglior giocatore: il brasiliano Ricardo Kakà in procinto di passare al Real Madrid per 70 milioni di euro.
La grave situazione è molto ben presente ai vertici societari che già avevano annusato l’aria in occasione della sciagurata contestazione a Paolo Maldini durante la sua ultima partita a S.Siro. In quel caso, quelli della Sud, che come recita un’altra scritta fuori dallo stadio «non sono ultras ma mafiosi», imputavano al giocatore il mancato rispetto nei loro confronti. E’ nota a tutti, infatti, l’insofferenza del capitano rossonero verso quella parte di tifoseria. Una posizione sacrosanta quella di Maldini che però al Milan pochi seguono. A partire dal futuro capitano Massimo Ambrosini che lo scorso Natale assieme ad Adriano Galliani è stato fotografato durante una festa dei Guerrieri ultras, gli stessi che hanno minacciato e fatto finire il vicepresidente del Milan sotto scorta. Incredibile, ma vero.
C’è di più: in quegli scatti, Galliani è ritratto in amabile chiacchiera con Luca Lucci, all’epoca reggente per conto di Lombardi della Curva sud. Oggi Lucci è sotto processo per aver sfondato un occhio a furia di pugni a un tifoso dell’Inter durante l’ultimo derby di campionato. E tanto per non farsi mancare nulla fu proprio lo stesso Lucci, nel 2006, a prestare la sua Clio nero a Luigi Cicalese, killer della ‘ndrangheta che il 31 ottobre di quello stesso anno uccise a Segrate l’avvocatessa Maria Spinella.
Insomma, i fatti sono noti, i personaggi anche. Eppure tutti a Milano fanno finta di nulla. A partire dallo stesso Galliani che ha così commentato il suo silenzio rispetto alla contestazione di Maldini: «Il silenzio è l’arma più efficace per non dare ulteriore spazio a condotte di questo tipo». Un atteggiamento disarmante e simile, nella sostanza, a quello che gli amministratori pubblici avevano a Palermo negli anni ottanta. Allora, la città era dilaniata dalla guerra di mafia, ma per loro il vero problema era il traffico. E dunque, far finta di niente sembra la soluzione migliore. Lo fa la società che così si tutela davanti al rischio di perdere preziosi elettori per le Provinciali ma anche per le Europee, dove il candidato del Pdl è lo stesso presidente del Consiglio (e del Milan!) Silvio Berlusconi. Ma lo fanno anche i giornalisti e le televisioni locali che vivono di calcio milanese sette giorni alla settimane e dunque sanno tutto: gli affari di mercato, ma anche quelli delle curve. Eppure senza battere ciglio mandano interviste o addirittura invitano in trasmissione personaggi come Giancarlo Lombardi e Giancarlo Capelli, più noto come il Barone, anche lui imputato per estorsione.
Ecco allora i fatti: alle 14 di venerdì va in onda la striscia sportiva di Telelombardia, si tratta della nota trasmissione Qsvs (Qui studio a voi stadio) che ogni domenica segue le partite con collegamenti dallo stadio e divertenti dibattiti in studio tra ex giocatori e cronisti sportivi. Comunque sia, i due giornalisti, Gianluca Rossi e Nicola Porro, dopo aver commentato gli ultimi movimenti di mercato, lanciano il servizio sulla contestazione dei tifosi milanisti per la cessione di Kakà. Prima passano immagini di cori e fumogeni, dopodiché le interviste. E qui la cosa si fa surreale, perché volti e voci sono quelli di Lombardi e del Barone. «Il Milan deve restare una squadra mondiale – ha detto il Barone – e non può permettersi di non comprare nessuno». E ancora. «Due ore fa ho parlato con Kakà». Addirittura. «La colpa non è sua – ha chiosato Lombardi – ma della società». Parole che sanno tanto di minaccia. Eppure non è la prima volta. Già in occasione dei fischi a Paolo Maldini, il Barone era intervenuto al telefono durante la trasmissione Qsvs, ribadendo il diritto dei tifosi di contestare la società.
Per capire meglio la gravità del fatto, ecco quello che scrive il pm di Milano Luca Poniz a proposito dei due imputati nel processo per le minacce estorsive al Milan. «Giancarlo Lombardi è il capo indiscusso del gruppo dei tifosi organizzati denominato Guerrieri Ultras, costituito con modalità e caratteri proprio dell’associazione crimonosa, anche in relazione al riconosciuto profilo criminale di Lombardi». Non meno grave l’identikit del Barone, figura storica del tifo rossonero con ottime entrature in società e amici illustri come Galliani e il presidente Berlusconi. Scrive il magistrato: «Giovanni Carlo Capelli, alias il Barone, ha il ruolo di coadiutore del Lombardi, suo alleato, intermediario ed emissario del Lombardi presso il Milan nel tentativo di legittimazione negli organi ufficiali della società stessa mediante pressioni, dirette e indirette, nonché consigliere di Lombardi per i comportamenti illegali da tenere».
Articolo da “Il Manifesto” del 7/6/2009 di Davide Milosa
ESTREMA DESTRA - Pestaggi e risse. Ma dietro gli scontri c'è solo il controllo delle curve
Casa Pound e Volontari Verdi leghisti contro Hammer e Forza Nuova
Acque agitate nell'estrema destra milanese. La tensione fra alcune componenti è altissima, sfociata, già a luglio, in risse e pestaggi. L'episodio più eclatante è avvenuto a fine agosto, un giovedì, sul piazzale antistante lo stadio Meazza, nei pressi del bar «Chiringuito», un abituale luogo di ritrovo ultras. Qui i due fratelli Todisco, Alessandro e Franco, di Cuore nero sono stati pesantemente malmenati da un gruppo di Hammer, i seguaci milanesi dell'omonima setta neonazista nata negli Stati uniti. In particolare Franco, detto «Lothar», ne è uscito con la faccia gonfia e pieno di lividi. La faccenda è poi proseguita nei giorni seguenti. Qualcuno ha anche raccontato di minacce accompagnate dall'esibizione di coltelli e pistole.
Il neofascismo milanese è ora spaccato in due. Da una parte gli Hammer alleati con Forza nuova, dall'altra Cuore nero, aderente al circuito di Casa Pound, che nelle settimane scorse ha stretto un accordo di collaborazione con i Volontari verdi del Centro identitario di via Bassano del Grappa, di Max Bastoni, il referente milanese dell'eurodeputato padano Mario Borghezio.
Lo stesso Borghezio è venuto a sancire il patto d'azione, lo scorso 5 settembre, partecipando con il responsabile nazionale del Blocco studentesco a un convegno sulla scuola nella sede di Cuore nero. Altre iniziative sono state programmate nei prossimi mesi.
Cuore nero tenta, dunque, anche grazie alle coperture leghiste, di uscire dalle secche, dopo la fuoriuscita nel febbraio scorso di un folto gruppo di militanti, guidati da Matteo Pisoni, detto «Stizza», che è confluito direttamente nel Popolo delle libertà. A dirigere questo rilancio non più i fratelli Todisco, attualmente con troppi problemi, anche giudiziari, in attesa del definitivo pronunciamento della Cassazione sul mandato di cattura nei loro confronti per i fatti a Milano dell'11 novembre 2007, seguiti alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, quando si registrò anche un tentativo di assalto da parte di numerosi ultras a una caserma dei carabinieri. L'uomo di punta è ora il più «moderato» Francesco Cappuccio, detto «Doppio malto», già membro della segreteria personale di Daniela Santanchè, in stretti rapporti con lo Spazio Ritter, in realtà l'ex libreria La Bottega del Fantastico di Maurizio Murelli che ha riaperto sotto questa nuova denominazione in via Maiocchi.
Dal canto suo Forza nuova cerca di intensificare le proprie iniziative puntando sul cosiddetto Presidio di piazza Aspromonte, la sede milanese del gruppo con tanto di pub annesso. Una specie di piccolo centro sociale. Poche le conferenze e molti i concerti.
Gli Hammer, facenti capo alla Skinhouse di Bollate, sembrerebbero non essere da meno. Maldestri anche gli ultimi tentativi di darsi una veste culturale. Tra i pochissimi incontri spicca infatti per il prossimo 23 ottobre una conferenza dal titolo surreale «Africa addio», celebrativa del 120° anniversario della fondazione del «Regio corpo truppe coloniali» (!). Qui in realtà si è in attesa della decisione del Prefetto di Milano riguardo l'ordinanza emessa dal sindaco bollatese di chiusura della sede per ragioni di ordine pubblico.
Ciò che sta accadendo nella destra radicale milanese, divisioni e scontri fisici compresi, non sembrerebbe comunque risalire a particolari motivi di concorrenza o a ragioni di natura ideologica, quanto al sommovimento in corso all'interno della curva dell'Inter che si rifletterebbe in questo ambito.
Alcuni ex, sia degli «Irriducibili» sia dei «Viking» per lo più malavitosi, già coinvolti in giri di droga, stanno infatti cercando di riprendere il loro posto allo stadio.
Come già accaduto nella curva milanista, dopo lo scioglimento della Fossa dei leoni, con il pesante ingresso di una banda criminale che ha ridisegnato le gerarchie interne sulla base di metodi mafiosi, così anche sulla sponda interista potrebbero determinarsi fenomeni simili.
Gli Hammer e gli Ambrosiana skinheads, secondo molti indizi, sembrerebbero al servizio di questa operazione garantendo la «mano d'opera» necessaria.
Da qui gli scontri, a dimostrazione di come, per storia e composizione, nel neofascismo milanese la politica non abbia oggi molta rilevanza
Saverio Ferrari - Il Manifesto 9ott09
di Luca Fazzo, Il Giornale - 29 maggio 2009
Milano - È la sera del 23 settembre scorso. A Milano si tiene un incontro dedicato al tema del tifo organizzato. Tema innocente, oggetto di mille dibattiti. Ma i personaggi che si presentano a quell’incontro fanno suonare più di un campanello d’allarme tra gli investigatori. C’è Christian Mauriello, rappresentante dei Viking bianconeri. C’è Franco Caravita, leader storico della Curva interista. E c’è soprattutto l’uomo cui da mesi carabinieri e Digos dedicano le loro attenzioni. È un imprenditore pieno di soldi, ma è anche un pregiudicato che la Procura di Milano considera legato al mondo della criminalità organizzata. Si chiama Giancarlo Lombardi. È il capo dei Guerrieri Ultras, il nuovo gruppo della Curva Sud del Milan, quelli che hanno spazzato via con la violenza, in meno di tre anni, i gruppi storici: la Fossa dei Leoni, i Commandos Tigre, le Brigate rossonere.
Giancarlo Lombardi non è un ultrà. È un criminale. Lui e i suoi gorilla hanno preso in mano la Curva non per sostenere il Milan ma per fare i loro affari. Hanno picchiato, ricattato, minacciato. E quella sera di settembre, nell’innocua riunione al consiglio di zona, Lombardi avvia la fase due del suo progetto: estendere la penetrazione criminale alle altre curve. Si parte dalle più grosse, Inter e Juve, ma il progetto di Lombardi è più vasto. Le differenze di tifo non contano. E non contano nemmeno i vecchi rituali ultrà, le alleanze, le regole stabilite nel corso di decenni.
Al gruppo di Lombardi - secondo le inchieste delle Procure di Monza e Milano - interessa soprattutto fare soldi. E allora bisogna essere in tutti gli stadi, di tutti i colori. Ci riusciranno? «Ingoiare la curva dell’Inter non sarà facile - dicono alla Digos - perché è una curva compatta». Intanto, il potere di Lombardi e dei suoi Guerrieri sulla Curva del Milan ormai è totale. È a loro che si riferiva capitan Maldini quando, pochi giorni fa, disse: «Sono orgoglioso di non essere uno di voi».
Lo sbarco della «mala» nelle curve è ricostruito dall’indagine chiusa tre giorni fa dalla Procura di Milano con la richiesta di processare Lombardi e altri undici «Guerrieri» per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione». «Sotto la copertura di una sedicente organizzazione di tifosi - scrive il pm Luca Poniz - il metodo scelto dal Lombardi rispondeva a una logica prettamente criminale, del resto coerente con il profilo di Lombardi». Attraverso «un chiaro atteggiamento intimidatorio nei confronti della società Ac Milan, inseriva nei rapporti con il club l’utilizzo di metodologie riferibili alla criminalità comune». Obiettivo, la conquista del potere nella curva e con esso «il potere di gestire una sorta di zona franca dove dietro l’apparenza della passione sportiva si celano molteplici fatti illeciti, non ultimi lo spaccio di sostanze stupefacenti».
Bisogna partire da queste righe per capire la devastante mutazione di una delle tifoserie più importanti d’Italia. È una storia in cui la passione calcistica entra poco. C’entra, di sfrido, la politica più estrema: Lombardi e il suo pard Giancarlo Capelli verranno visti in prima fila ai funerali del bombarolo nero Nico Azzi. E c’entrano soprattutto i rapporti con la criminalità. Attraverso il braccio destro di Giancarlo «Sandokan» Lombardi: quel Luca Lucci che compra cocaina dalla gang più violente di Milano, e che fornirà l’auto con cui verrà assassinata l’avvocatessa Maria Spinella, rea di avere maldifeso i boss sotto processo.
Chi si mette di traverso alla conquista della curva viene sprangato. A uno, Leonardo Avignano, va peggio: lo gambizzano una sera a Sesto San Giovanni. Terrà la bocca chiusa, e Lombardi e gli altri verranno prosciolti. Ma le intercettazioni lasciano spazio a pochi dubbi: «Quando ci avete voglia di farvi i cazzi vostri fateveli da soli, avete capito o no? Mi dovete mollare, finish. Penso di avere già subìto» dirà Avignano in una telefonata.
Il Milan è vittima quasi sempre silente delle pretese dei Guerrieri. «Lombardi incarica Tieri Claudio di adoperarsi presso la società stessa per instaurare suddetto canale, non esitando a instaurare modalità delittuose. Tale mezzo è palesemente funzionale al disegno volto a ottenere il predominio in curva». Telefonata intercettata fra Tieri e Lombardi: «Se no il pullman non va in giro» «Bravo il prossimo giro glielo blocchiamo, se non ci incontrano, dopodiché blocchiamo il pullman dei giocatori e le altre cose».
Racconta uno degli addetti alla biglietteria Milan: «Minacciavano se le loro richieste non fossero state prese in considerazione di poter causare disordini allo stadio sia tramite lancio di torce in campo che con scontri con gli altri gruppi interni alla curva già in occasione di Milan-Brescia valida per la Coppa Italia». Il 24 novembre 2006 Tieri telefona alla responsabile della biglietteria Milan: «La torcia che così ogni tanto si accende ci fa prendere 22.500 euro di multa, allora pensi che ne vogliamo accendere un centinaio». «Un centinaio?» «Glielo dico francamente, non abbiamo problemi a portare dentro le torce». Pochi giorni prima Tieri aveva parlato con un altro della banda: «Se ’sti merda invece di pagare le multe ci girano un po’ di soldi non sarebbe mica male». «Come fanno alla Lazio che non pagano le multe ma pagano gli ultrà, pagano e basta». Il solito Tieri riassume così al suo capo Lombardi il contenuto di un’altra conversazione con gli uffici del Milan: «Gli ho detto chiaro: voi non credete di cosa siamo capaci e noi ve lo dimostriamo, solo che poi voi non dovete venire a dire “i tifosi ce l’hanno con la società”. Noi vogliamo farci i cazzi nostri».
E durante Milan-Lille di Champions, «Sandokan» viene intercettato mentre dall’esterno del «Meazza» scandisce i tempi del lancio dei fumogeni col solo obiettivo di fare scattare la sanzione contro il Milan: «L’arbitro ha scritto» «Allora basta».
Per come in questi stessi giorni lo sta analizzando la Digos milanese, è il primo capitolo di un fenomeno nuovo: la malavita che dà l’assalto alla curva. C’è Lombardi, imprenditore in Ferrari ma «con numerosi precedenti penali per rapina, lesioni, estorsione, tentato omicidio mediante l’uso di armi da fuoco». C’è Lucci, che viaggia con Lombardi quando la Stradale gli vede lanciare un pacchetto di coca dal finestrino. C’è Mario Diana «un criminale capace di intimidire gli ambienti della tifoseria milanista».
Sono loro i nuovi padroni di San Siro.
http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=600512484374a764
Mappa della Milano nera tra neofascismo, Lega Nord e Pdl
La notizia è di qualche giorno fa: Cuore nero di via Pareto a Milano chiude i battenti e si trasforma in Casa Pound Italia
Saverio Ferrari - Liberazione - 07/02/2010
La notizia è di qualche giorno fa: Cuore nero di via Pareto a Milano chiude i battenti e si trasforma in Casa Pound Italia. Dove aprirà la nuova sede lo si scoprirà presto. Ma sarebbe un errore credere che si tratti solo di un cambio di insegne e di luogo. Nello spazio di un paio d'anni molte cose sono, infatti, mutate.
I soggetti che avevano inizialmente sostenuto il progetto di un punto di incontro a Milano di tutte le anime del neofascismo, si sono rapidamente dispersi o sono via via entrati in conflitto fra loro. Prima, nel settembre 2008, era arrivata la decisione di Roberto Jonghi Lavarini, uno degli sponsor di Cuore nero, e del suo gruppo, Destra per Milano, di confluire in Alleanza nazionale, seguiti nel febbraio dello scorso anno da qualche altra decina di militanti, guidati da Matteo "Stizza" Pisoni, che avevano costituito Area Identitaria, un organismo composto da ex della Fiamma tricolore per traghettare a loro volta verso An. Infine, l'approdo, sempre in An, di Lino Guaglianone, ex Nar, e dei suoi amici di Comunità in movimento, dopo l'insuccesso elettorale del cartello de La Destra con la Fiamma tricolore nelle elezioni politiche del giugno 2008. Sarà un caso, ma a Guaglianone è stata subito riconfermata la carica di consigliere d'amministrazione nelle Ferrovie Nord, in quota a Ignazio La Russa.
In direzione opposta si era nel frattempo consumata anche un'altra scissione, quella degli Hammer, ovvero i seguaci milanesi dell'omonima setta neonazista nata negli Stati Uniti, che avevano abbandonato via Pareto per dar vita a Bollate alla Skinhouse.
Già alla fine del 2008, come conseguenza, si era registrato un primo passaggio di mano all'interno del gruppo dirigente di Cuore nero, con la nomina a portavoce di Francesco Cappuccio, detto Doppio malto. L'idea era di offrire un'immagine meno truce, sganciandola dal suo leader carismatico Alessandro Todisco, con troppi problemi, anche giudiziari, soprattutto dopo i fatti dell'11 novembre 2007, seguiti alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, quando alcune centinaia di ultras nerazzurri e teste rasate tentarono addirittura, con un ariete per sfondare il portone, l'assalto alla caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti a Milano.
D'altro canto anche gli affari collegati alla vendita delle magliette e dei gadget della linea Calci e pugni, gestiti dalla moglie di Todisco negli stessi locali di Cuore nero, non procedevano bene, con le spese a superare gli incassi. Con l'allontanamento di Roberto Jonghi Lavarini e soprattutto di Lino Guaglianone, erano, infine, insorte ulteriori difficoltà a sostenere le spese di gestione dei locali.
Alla tendenza a confluire nel Pdl di molti spezzoni del neofascismo milanese, si è parallelamente accompagnata negli ultimi mesi una fase caratterizzata da forti contrasti interni. Non solo politici. Tra l'agosto e il novembre in più di un'occasione sono stati visti esponenti e gruppi dell'estrema destra venire alle mani. Un dato nuovo. Due gli episodi principali.
Il primo a fine agosto, sul piazzale davanti allo stadio Meazza, nei pressi del bar Chiringuito, quando un gruppo di Hammer ha pesantemente malmenato i fratelli Todisco, Alessandro detto Todo e Franco, detto Lothar. Le ragioni dello scontro sono tutte interne alla battaglia in corso per l'egemonia dentro la curva interista. Da un lato la vecchia guardia, sotto le insegne di Franco Caravita, dall'altra un agguerrito gruppo di malavitosi decisi a conquistarla, utilizzando gli stessi metodi mafiosi già dimostratisi vincenti sulla sponda rossonera. La posta in gioco in questo caso era il controllo degli Irriducibili.
L'altro fatto, ben più significativo, sembrerebbe invece aver riguardato, domenica 18 ottobre, proprio Roberto Jonghi Lavarini, a detta di Indymedia Lombardia , vittima di un'aggressione, la sera, fuori della sede del circolo Destrafuturo di Città Studi. Un episodio subito smentito dallo stesso, con tanto di minaccia di querela a chi l'avesse ripreso. Indymedia Lombardia divulgò la notizia, attraverso un post anonimo, raccontando come «un gruppo di skin di Forza nuova» avesse «teso un agguato» a Jonghi Lavarini a causa delle sue critiche al gruppo «per aver invitato l'infame calunniatore, il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, a presentare il suo libro Bande nere ».
Anche il quotidiano Avvenire , la domenica successiva dedicò spazio all'episodio, addirittura una pagina intera nell'edizione milanese. Quel che è certo, nonostante le smentite, è stata, nei giorni successivi, la partenza di una delegazione a suo nome per trattare direttamente a Padova con il coordinatore nazionale di Forza nuova, Paolo Caratossidis, ottenere scuse e spiegazioni ed evitare un effetto domino con vendette e ripicche.
In questo quadro si è consumato l'ultimo atto di Cuore nero, con l'abbandono ufficiale di Alessandro Todisco («Me ne vado sicuro di aver fatto il mio dovere, fino in fondo», scrive nel suo comunicato di addio) e la decisione di passare armi e bagagli a Casa Pound. Non estraneo a questo passo definitivo quanto accaduto il 1° novembre scorso, quando al termine delle celebrazioni organizzate da alcune associazioni di reduci repubblichini al cimitero Maggiore, al Campo X dove sono inumate le spoglie di alcune centinaia di caduti della Rsi, una trentina di aderenti a Cuore nero tentò di penetrare negli studi di Radio popolare, colpevole, a loro dire, di averli derisi in una trasmissione. Una sorta di "spedizione punitiva", che non solo suscitò forti proteste in ambito democratico, ma che soprattutto non fu apprezzata dai vertici nazionali di Casa Pound, timorosi delle conseguenze di un ulteriore isolamento. Da qui la decisione di Gianluca Iannone, su consiglio di Gabriele Adinolfi, di tagliare i ponti con questa parte di camerati troppo rissosi e incontrollabili. In pratica il nucleo fondante di Cuore nero.
Il senso di questa virata è stato, senza alcun dubbio, quello di favorire una ripresa dei rapporti con la Destra istituzionale, Lega compresa, che sembrerebbe aver conquistato ultimamente molte simpatie nel neofascismo milanese. E se da un lato, in ambito Pdl, il parlamentare europeo Carlo Fidanza (della stessa corrente degli ex aennini vicini al sindaco di Roma Alemanno) si è ormai conquistato il ruolo di referente più accreditato, dall'altro, i principali esponenti leghisti fanno a gara a corteggiare gli ambienti di estrema destra. Il 5 settembre scorso, sancita dalla partecipazione di Mario Borghezio a un convegno sulla scuola in via Pareto, è anche stata stipulata un'alleanza tra Casa Pound e il Centro identitario di via Monte Grappa, collegato a Terra e popolo, una delle articolazioni milanesi dei Volontari verdi. Con loro, a promuovere iniziative, ora anche lo Spazio Ritter, l'ex Libreria del fantastico, di Maurizio Murelli e Marco Battarra. Una sorta di intreccio fascio-leghista che ha dato vita anche a una pubblicazione mensile: Il borghese del nord . Promossa dall'editore Luciano Lucarini, a guidarla politicamente è stato chiamato proprio Mario Borghezio. Con lui, Franco Polver, presidente del comitato Milano capitale. In redazione, guarda caso, anche Francesco Cappuccio che curerà l'unica rubrica fissa: "Il cortile delle api". Una particolarità: nel primo numero anche un articolo di Shaykh' 'Abd-Al Whaid Pallavicini, figura di spicco dell'islamismo moderato, vice presidente della Comunità religiosa islamica sponsorizzata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, autore nel primo numero di un pezzo dal titolo "Il simbolismo della croce e Renè Guenon".
Ma la Lega è anche pronta ad accogliere alcune vecchie figure del radicalismo di destra, con qualche problema di collocazione. Si parla con insistenza dell'ingresso sia di Fabrizio Fratus e del suo minuscolo gruppetto denominato Sintesi, già Alleanza studentesca e Giovane Europa, sia di Carla De Albertis di Nordestra. Obiettivo per entrambi, farsi candidare come indipendenti alle prossime elezioni comunali del 2011. Operazione più semplice per la De Albertis, in grado di portare in dote alla Lega qualche significativo contributo economico.
Un'ultima informazione. Di recente, con un nome volutamente allusivo, ha preso quota a Milano un nuovo ritrovo di tutte le anime dell'estrema destra, il Lux, gestito da Luca Cassani, detto Kassa, l'attuale portavoce del Comitato Sergio Ramelli (una specie di coordinamento del neofascismo milanese) e da Alessandro Pozzoli, proveniente da An. Situato in via Canonica, angolo via Moscati, in zona Sempione, è anche frequentato dai nuovi capi delle curve interista e milanista.
Come sempre i fascisti passano molto tempo della loro vita tra bar e stadi. Nei giorni scorsi il locale ha anche ospitato la presentazione di un libro di Giuliano Castellino, l'ex responsabile della Fiamma tricolore di Roma, poi confluito nel Pdl. A promuovere l'iniziativa l'Area identitaria di Matteo Pisoni, ex di Cuore nero, e i circoli della Nuova Italia, legati a Gianni Alemanno. Oratore di punta: Carlo Fidanza. La gara tra Pdl e Lega su chi sta più a destra continua.
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