Milano - Baggio

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Ricordo la prima volta che vidi Kama, era in un locale non proprio adatto ad un’esibizione live. Una stanza piccola e poco illuminata, e una gran confusione.
E questo buffo personaggio con un berretto di lana calato in testa, color verde pistacchio, che attacca a cantare delle canzoni che anche se è la prima volta che le ascolti ti sembra di averle già sentite da una vita.
Da allora ne è passato di tempo, nel frattempo Kama è cresciuto, ha pubblicato un primo mini cd, Uno Specchio Un Lavandino, in cui erano contenuti in versione low-fi dei piccoli gioielli, parte di quali ritroviamo rimessi a nuovo su questo lavoro.
Eppure, nonostante tutto, quello che ancora mi colpisce è la stessa sensazione di immediatezza e semplicità, la capacità di Kama di creare canzoni che ti si appiccicano in testa e in un attimo ti ritrovi a cantarle.
L’abilità di unire la tradizione melodica italiana meno scontata, unita a evidenti riferimenti pop provenienti da oltre Manica (Badly Drawn Boy e Beatles su tutti) insieme ad alcune reminiscenze di un certo Jeff Buckley (soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo della voce in alcuni pezzi), costituiscono gli ingredienti con cui Kama condisce le sue composizioni, ben sostenute da una voce che, anche se non risalta per particolare originalità, è caratterizzata da un timbro forte e pulito, e dotata di una certa duttilità.
Il cd parte subito forte con Sapore Sapido e Icaro, due dei pezzi già editi, ma è con Ostello Comunale, il primo singolo, che il disco spicca il volo. Un pezzo caratterizzato da un crescendo ricco di pathos, giocato su un accordo semplice eppure originale, sostenuto da un testo per niente banale (Mi chiedi se ti amo veramente/Tanto o poco, davvero o per finta ma che conta/Se poi non hai il coraggio di scappare/Per paura di cadere): un piccolo grande classico della nuova canzone pop italiana, che meriterebbe un riscontro ben maggiore rispetto ad altri presunti eroi dell’attuale scena nostrana.
Subito dopo Principessa Alle Sei, bellissima ballata onirica e psichedelica, caratterizzata da un bel duetto tra Kama e la magica voce di Lucia Meazza.
Più avanti altri picchi quali Cesare E Bruto, delicato ritratto di intimità di copia, già un classico delle esibizioni live del nostro, o Marmitta Paralitica, della quale personalmente apprezzo di più la versione live, con un finale più “cattivo” rispetto a quella presente sul cd.
Il lavoro mantiene una buona qualità lungo tutta la sua durata, e si chiude con Passami Un Po’ Di Vita Che Non Mi Sento Molto Bene, in cui spicca la bella apertura armonica posta a circa metà del pezzo.
Un esordio più che convincente dunque, che mantiene ed amplifica quanto di buono Kama aveva già fatto intuire in precedenza, e lascia intravedere cose ancora migliori per il futuro, sperando che non sia avaro delle emozioni che questo disco di certo non lesina.
fabriz
La presentazione mette davvero appetito.
Per chi viene al barrios venerdì sera: portatemi una copia del cd che la compro e me la regalo per natale (però non me lo dico così mi faccio una sorpresa...).
ThE CaT
stando a google....probabilmente è una delle recensioni del disco di Kama più lette in rete.
La qualità evidentemente fa la differenza. Grande Fabriz.
e kama non l'ha neppure linkata sul suo sito.....
garaz
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